Landings, 2006
Nel 2006 sono stato in Cina. La prima impressione che ho avuto girando per diverse città è la rincorsa alla vertigine: camminavo e mi sentivo sempre più piccolo. A partire dall'architettura come metafora dello zeitgeist del luogo, ho sviluppato una serie fotografica. Ho proceduto salendo sugli edifici più alti ed ho puntato l'obiettivo verso porzioni di urbanità nella quale era presente una scala umana: un palco teatrale in un enorme piazza deserta, dei giocatori di calcio, dei panni stesi ad asciugare in una terrazza in cima ad un edificio di 25 piani. Il punto di vista dell'obiettivo è quello dell'atterraggio più o meno casuale di un oggetto volante, mentre il soggetto è la miniaturizzazione umana. Ne è nata una "disomogenea" serie di immagini, nelle quali risaltano porzioni di umanità quasi fuori contesto.
In 2006 I travelled to China. While wandering around different cities, the first impression that struck me was the vertigo run: as I was walking I would feel smaller and smaller. I began a photographic series keeping in mind the metaphor of architecture seen as a 'zeitgeist' of place. By gaining access to the tallest buildings, I pointed my camera towards those portions of urbanity which would recount human scale: a theatre stage in an enormous square, footballers, laundry drying on a balcony of a 25 stories building. The lens's point of view is that of the more or less casual landing of a flying object, whereas the subject of the images is human miniaturisation. It developed a non homogenous photographic series, in which portions of humanity almost out of context stand out.
Back to Works




